Cioè, secondo me è una questione di baricentro, anche se si tratta evidentemente d’un fenomeno globalizzato e globalizzante, non circoscritto al solo punto d’equilibrio della leggiadra cittadina pugliese. Globalizzato, perché la forma è quella e perché lo abbiamo importato dagli states, globalizzante, perché la forma è quella e perché lo abbiamo importato dagli states. Ma non si tratta, come qualcuno potrebbe essere indotto a pensare, della solita moda parishiltoniana o britneyesca, del tipo “siccome ho una vagina, allora mi devo comprare una macchina supersportiva e tenermi alla larga dai negozi di mutandoni della nonna, così penderanno tutti dalle mie grandi labbra, altrimenti qualcuno si potrebbe accorgere che non so fare un cazzo”, bensì di qualcosa di più grave, d’una danza che ha cioè come soggetto interpretativo la forza di gravità. Mi riferisco all’ostentazione delle gravidanze, chi lo avrebbe mai pensato, dopo tutto questo pleonasmo, eh!?!
Se non ricordo male, la prima a farsi sbattere sulla copertina di un qualche settimanale patinato fu Demi Moore, sbattimento che la rese “pregna” (incredibile la somiglianza con l’inglese, non trovate?) e la indusse a farsi sbattere per la seconda volta su quella stessa copertina, perché una copertina è l’ideale per non macchiare il divano buono con dei luridi liquidi biologici.
Fatto sta che, da allora, miriadi di starlette di tutto il mondo la seguirono a ruota, anche se qualcuna dovette seguire un apposito corso presso acrobati e ginnasti specializzati nell’esecuzione di questa difficilissima figura a corpo libero. Quindi, se vi capita di guardare La vita in diretta o di leggere qualche giornale scandalistico, non potrete fare a meno di notare quanto il fenomeno dell’ostentazione delle gravidanze sia grave. E se, dalla parrucchiera, sederete a fianco d’una arzilla vecchietta, non potrete esimervi dall’ascoltare i suoi cesarei commenti su come un tempo fosse considerato disdicevole farsi fotografare o addirittura uscire in pubblico mentre si era incinte, chiaro e lampante esempio di segregazione vetero-testamentaria, tipica di una società in cui il sesso era qualcosa che accadeva, ma di cui nessuno ammetteva l’esistenza, un po’ come le cenette a lume di candela tra Veltroni e Berlusconi, mano nella mano e con gli sguardi persi nel vuoto dell’altro.
Abbiamo quindi questa danza di panze gonfiate con liquido amniotico, questo carosello di mongolfiere, ancorate da anchor-man ingravidanti al palinsesto mediatico, che si trascina da un contenitore pomeridiano ad un set fotografico, per ostentare il fatto d’essere state ingravidate in date gravi, pesanti come macigni, sulla base delle quali tutte le comari mummificate dai caschi per la messainpiega faranno triangolazioni spazio-temporali al fine di determinare il giorno del lieto evento.
Ma forse, tutto sommato, è meglio così. Certo, qualcuno che storcerà il naso per la strumentalizzazione della gravidanza ci sarà sempre, ma credo che, come in tutte le cose soggette alla legge di Newton, prima o poi si troverà un punto di equilibrio tra il nascondere e l’ostentare.
Se per caso siete arrivati al punto d’aver maturato delle convinzioni, il mio consiglio è quello di lasciarle marcire, per ottenere un buon compost fertilizzante con cui far rinascere nuovi e rigogliosi alberi di idee e buone azioni.
Questo è l’insegnamento della Natura. In Natura non ci sono certezze, né dogmi, bensì cicli che si ripetono, sempre diversi, anche se ad uno sguardo superficiale potrebbero apparire uguali. Ma non è così.
La natura della Natura è mutevole. Non esiste un giorno che sia uguale anche ad uno solo di quelli che lo hanno preceduto ed è solo nell’illusione dell’Uomo tentare di fermare il divenire in una fotografia in cui siamo sempre sorridenti.
La Natura è un esperimento in cui esperire all’infinito. Non ci sono contratti in Natura. Niente è scritto in via definitiva. Questo è il suo lato terribile ed angoscioso che l’Uomo ha cercato di eliminare regalandolo alle divinità!
Ma io adesso lo voglio indietro! Voglio sentire l’odore del marcio, l’odore della paura e dell’angoscia, l’odore della morte! Perché è ciò che mi rende vivo.