giovedì, 30 ottobre 2008

Accessori.

Ogni sera, prima di addormentarmi, ho un’idea a lame elicoidali che mi frulla nella testa. Sollevo la calotta cranica, subdolamente incernierata alla larghezza dell’occipitale, ed immergo l’accessorio. Accade quindi che il cervello venga ridotto in poltiglia, una gelatinosa bevanda ipocalorica a base di lipoproteine e radicali liberi del subcosciente. Poi, con una cannuccia snodabile – altra sublime invenzione! – mi bevo l’encefalo, il mesencefalo ed il cervelletto, senza grumose distinzioni papillari o pruriginosi pregiudizi olfattivi. Quindi m’addormento. Ed ogni mattina non posso fare a meno di meravigliarmi nel trovare un gheriglio nuovo di zecca, cresciuto chissà quando e chissà come dentro la confezione apparentemente ancora integra. Ora sento l’impulso irrefrenabile a comprare un nuovo accessorio: uno schiaccianoci con timer programmabile e livello di veglia non escludibile.
postato da: GanJo alle ore 12:39 | link | commenti (13)
categorie: deliri, prosa
martedì, 26 agosto 2008

Vi siete già estinti...

dormienti... e nemmeno ve ne siete accorti. Da millenni giacete sotto spesse coltri di polvere, consunti, raggrinziti, probabilmente morti. Ma quello che spaventa, quello che stringe le budella, è che davvero non ve ne siete accorti. Si capisce dall’espressione indifferente, mortalmente anonima, la stessa che avevate quando eravate vivi.

Quello che vi ha ucciso è la brama di potere, di successo, di denaro ed anche di popolarità. Quello che più desideravate nella vita era essere famosi, riconosciuti dalla gente comune, ammirati ed invidiati dal maggior numero possibile di persone. Perché non c’è niente di peggio che essere uno qualunque, pensavate. Lo avevate persino sentito in un film ed avete sperimentato su voi stessi il peso di questa verità.

Ma forse è stato proprio in quel momento che la polvere ha iniziato a depositarsi su di voi, ingrigendovi. Non ve ne siete accorti, troppo presi dall’inseguire i vostri progetti, le vostre carriere, fregandovene di chi passandovi accanto si turava il naso per il sepolcrale fetore che emanavate. Così, pian piano, siete diventati del colore delle foto ingiallite dei morti.

Siete comparsi, lentamente, accanto a vostro padre e a vostra madre, andando a ricomporre un bel quadro di famiglia. Solo che nemmeno loro se ne sono accorti ed hanno mantenuto la stessa ieratica espressione di sempre, quella immortalata in un giorno qualsiasi di cui nemmeno vi ricordate, perché forse nemmeno eravate nati.

Eppure, in una foto di quando eravate bambini, l’espressione era un’altra. C’era vita, in quel sorriso. C’era dolore, in quel pianto. E c’era speranza in quello sguardo perso verso orizzonti troppo presto naufragati.

Vi ha ucciso la sete. Un’insaziabile sete di supremazia e di dominio che vi ha reso aridi come un deserto e soli come una lacrima caduta su di esso.

Vi siete già estinti e nemmeno ve ne siete accorti. Siete fossili che camminano, parlano, scrivono, si lamentano. Ecco, sì, soprattutto amate lamentarvi dell’eccessiva rigidità delle articolazioni o della sottigliezza di certi spazi, come farebbero, se potessero, le persone imprigionate dentro le foto dei morti.
postato da: GanJo alle ore 09:16 | link | commenti (16)
categorie: deliri, prosa
martedì, 08 aprile 2008

Paura da mare.

La paura da mare è quella paura innanzitutto impermeabile, perché chi ha questa paura è sempre il primo ad essere schizzato dai vicini d’ombrellone. Infatti, anche se è una paura che si cerca di nascondere sotto il telo sapientemente ordito con il profilo collinare di Pamela Anderson (o con quello campanilistico di Rocco Siffredi, a seconda del sesso), i vicini, ma soprattutto le vicine con il costume anni settanta, il cappello di paglia a larghe falde e gli occhiali da sole con la montatura bianca, se ne accorgono che la avete. La fiutano lontano un miglio. E vi scherzano. Così, la natura ha provveduto a renderla impermeabile alle battutine ed alle allusioni. Anzi, vi aiuta a far spallucce.

Tuttavia, non a tutto c’è rimedio. La paura da mare, infatti, è sabbia-attraente. È appiccicosa, molle come una medusa ed estensibile come l’elastico delle mutande ascellari di vostro nonno. Quindi, la paura da mare resiste bene alle ondate d’acqua salmastra, quelle che si prendono in faccia a bocca aperta, ma non alla subdola infiltrazione della sabbia.

La paura da mare finisce quindi per essere molto stressante ed incredibilmente pruriginosa. Alla lunga, ci si stanca di portarsela appresso, avanti indietro dalla spiaggia all’albergo e dall’albergo alla spiaggia. Ma, se si prova a liberarsene, non ci si riesce. Potete anche tentare di gettarla nella spazzatura, tuttavia ve la ritroverete in breve di nuovo avvinghiata alla nuca, come se potesse trasmigrare dal rifiuto secco a quello umido.

No, della paura da mare non ci si libera rifiutandola. Si deve accettare d’averla ricevuta in dote, come un meraviglioso privilegio che un giorno vi permetterà di salire sulle più alte vette della passione. Perché chi ha la paura da mare, in fondo, è uno che ama la montagna e la solitudine che può guarirlo.

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categorie: deliri, prosa
domenica, 09 marzo 2008

Marcire le convinzioni.

Se per caso siete arrivati al punto d’aver maturato delle convinzioni, il mio consiglio è quello di lasciarle marcire, per ottenere un buon compost fertilizzante con cui far rinascere nuovi e rigogliosi alberi di idee e buone azioni.

Questo è l’insegnamento della Natura. In Natura non ci sono certezze, né dogmi, bensì cicli che si ripetono, sempre diversi, anche se ad uno sguardo superficiale potrebbero apparire uguali. Ma non è così.

La natura della Natura è mutevole. Non esiste un giorno che sia uguale anche ad uno solo di quelli che lo hanno preceduto ed è solo nell’illusione dell’Uomo tentare di fermare il divenire in una fotografia in cui siamo sempre sorridenti.

La Natura è un esperimento in cui esperire all’infinito. Non ci sono contratti in Natura. Niente è scritto in via definitiva. Questo è il suo lato terribile ed angoscioso che l’Uomo ha cercato di eliminare regalandolo alle divinità!

Ma io adesso lo voglio indietro! Voglio sentire l’odore del marcio, l’odore della paura e dell’angoscia, l’odore della morte! Perché è ciò che mi rende vivo.


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categorie: riflessioni, deliri, prosa
sabato, 08 marzo 2008

Trovato il bandolo della matassa.

Clamoroso! Sensazionale scoperta! Incredibile! Da non credere! Mittico! Trovato il bandolo della matassa di tutto l'ambaradàn: era in un cestino della tivvù spazzatura, sotto una caterva di specchietti per allodole addomesticate da migliaia d'ore d'esposizione al sensazionalismo imperante.

L'annuncio della clamorosa rivelazione è stato dato dal più autorevole degli studiosi della mediaticità: Topo Gigio. A nulla sono valse le obiezioni della platea di pupi siciliani che ha assistito attonita alla conferenza, obiezioni alle quali l'egregio studioso ha risposto con la sua classica espressione di stupito dissenso: "Ma cosa mi dite mai?!?"

Si avvia quindi al termine l'epoca in cui gli arrosti d'allodole vengono celati da cortine fumogene di ipse dixit sparati a profusione? Purtroppo, non c'è dato da sapere, visto che anche la sensazionale scoperta in oggetto potrebbe essere vittima della stessa forma di censura e/o distorsione. Chi ci dice, infatti, che lo stesso Gigio non sia stato corrotto tramite un pezzo di formaggio di cartapesta?
postato da: GanJo alle ore 10:42 | link | commenti
categorie: riflessioni, deliri, prosa
giovedì, 06 marzo 2008

Sui cd.

Sui Cd si è parlato tanto e scritto pure troppo, soprattutto con pennarelli indelebili a base di solventi organici, da sniffare sino a farsi venire i giramenti di testa, quando roteano le gonadi, magari per futili motivi, perché va di moda anche essere stressati, depressi, apatici, bulimicamente anoressici d'emozioni e anoressicamente bulimici di sentimenti.

Sui Cd s'ascoltano canzoni di poeti maledetti, che hanno lasciato la vita forse troppo presto, o probabilmente troppo tardi, a seconda di come si considera il loro contributo entropico all'universo, se prudentemente decostruttivista od eccessivamente nichilista, che poi tanto non c'è mai la controprova e non frega un cazzo a nessuno, l'importante è incassare le royalties e fare finta che nessuno si sia accorto che la cassa era vuota.

Sui Cd c'è chi ci mette le foto delle vacanze, con quelle pose da belle statuine tutte abbracciate, e le espressioni buffe, le labbra tirate dalle orecchie, che non sai se ridere o se piangere, quando ti rendi conto che, quella pianta sullo sfondo, l'anno scorso non si vedeva, ed ogni anno il panorama diventa sempre più dettagliato, mentre il gruppo in primo piano, pian piano, si dissolve, più veloce di quella neve al sole quando c'eravate ancora tutti e le gite in montagna si concludevano sempre con la cioccolata a casa della sorella sfigata del tuo migliore amico.

Sui Cd ci si possono mettere anche i vecchi filmini in Super 8, coi graffi della pellicola che fanno tanto cinema d'essai, e le corse accelerate dei bambini che vanno incontro a genitori morti e sepolti, coi fiori appassiti da decenni, che tanto l'importante è portarne il ricordo nel cuore, perché così ci ha insegnato il prezzo dei crisantemi.

Sui Cd ci si può anche sedere, magari non prima d'averne accumulato una bella pila, a guardare l'orizzonte, in equilibrio precario, meglio ancora con un bel tramonto, e pensare che forse domani non sorgerà il sole, perché non si può essere certi di niente e allora tanto vale aspettare, rimanendo svegli, perché per dormire c'è sempre tempo, pure troppo.
postato da: GanJo alle ore 12:37 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni, deliri, prosa
mercoledì, 27 febbraio 2008

Porci alle perle.

Così come fa notizia e non fa notizia un cane che morde un uomo o viceversa, allo stesso modo desta e non desta scalpore che vengano elargiti dubbi sul come porci alle perle o versavice. Perché è nella pratica comune e non comune dare al popolo quello che il popolo chiede o non chiede. Pertanto, se si regalassero suini a tutte quelle che si chiamano Perla, nessuno avrebbe niente da ridire fintanto che qualcuno non avrebbe da ridire, insinuando che si sta andando contro corrente solo per attirare l’attenzione e non tanto per attirare la corrente dalla propria parte.

Il sospetto è lecito, guai se non fosse permesso dubitare! La fede è la cosa che più aborro negli uomini, così come nelle donne che credevo non fossero maritate, anche se esiste tutta una scuola di pensiero che invita a prediligere avventure fugaci con femmine alla sola ricerca di sane e libertine galoppate.

Ma la verità è destinata a prevalere. La verità è la superficie a minimo dispendio energetico verso cui tendono le gocce di realtà. Così è sempre stato e così sempre sarà, nei secula seculorum. Perché la verità è troppo spesso più noiosa, più dura e più dolorosa di una mezza menzogna con cui ci si può trastullare il gulliver. La verità non è un passatempo, mentre lo sono le bugie, perché le bugie si possono inventare, sono un esercizio per la mente, una ruota su cui gira un criceto: si possono fare andare più lente o più veloci, e si può anche scendere ad osservare, ad insinuare il sospetto che la ruota giri in senso opposto a quello consentito dal gran giurì dei dieci criceti assenti.

Quindi non mi stupisco più di non essere compresso, in quanto sono incomprimibile. Potete mettermi nel contenitore dalla forma più bizzarra che possiate trovare, tuttavia non potrete mai essere sicuri della fisica della metonimia, né della comoda sinteticità della sineddoche. Perché io sono senza forma e con poca sostanza. Io sono superficie. Profondamente tagliente. Come un bicchiere d’acqua riempito di vetro.

postato da: GanJo alle ore 21:14 | link | commenti (2)
categorie: deliri, prosa
martedì, 26 febbraio 2008

L'isola dei peni.

C’era una volta, in una pozzanghera lontana lontana, una piccola isola in cui abitavano dei piccoli peni. Ma piiiiiiccoliiii, così piccoli che serviva il microscopio per vederli. Questi peni non avevano ancora assunto, come l’homo sapiens sapiens, la postura eretta, per cui si trascinavano come fanno i bruchi, inarcando il lungo corpo, puntando il glande sul terreno ed allungandosi ritmicamente.

La loro vita trascorreva tranquilla, un po’ molle, ma tranquilla, sino a quando ad un sbadato passante cadde una pastiglia di Viagra, che si sciolse immediatamente nell’acqua della pozzanghera da cui l’isola dei peni era circondata. E poiché quell’acqua alimentava le minuscole falde della terra, i peni furono contaminati dal principio attivo della pastiglia blu.

Grande fu lo stupore nel vedere i primi peni eretti, giacché nessuno ne aveva mai visto uno. Saltellavano tronfi, ben dritti, col petto in fuori, osservando tutti dall’alto verso il basso, ed in breve soggiogarono i peni che ancora non avevano avuto la fortuna di assumere i residui del Viagra o non si erano ancora resi conto di potersi inturgidire.

L’oligarchia dei peni eretti, dall’alto della sua erezione, intuì che doveva fare qualsiasi cosa per mantenere i privilegi acquisiti, così proibì agli altri peni di ergersi a baluardo del sacrosanto diritto d’uguaglianza. E quando qualcuno provava ad alzare il glande, il sistema di polizia instaurato dall’oligarchia li picchiava forte con dei grossi randelli.

Le vicende procedettero in questo modo per molto tempo, sino a quando l’oligarchia non si mise nel glande che doveva espandere il proprio dominio, perché avevano bisogno di spazio vitale. Organizzarono quindi delle spedizioni, per varcare il grande mare che li separava dal resto del mondo. Ma naufragarono, miseramente, perché si erano sopravvalutati.

Ci furono scene di giubilo, tra i peni rimasti sull’isola. Tutti credettero d’essersi liberati per sempre degli oppressori, ma pochi giorni dopo, alcuni peni superdotati iniziarono a fare i prepotenti. E la storia si ripeté, perché la maggior parte dei peni erano corti anche di memoria ed erano delle vere e proprie teste di cazzo.
postato da: GanJo alle ore 08:12 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, prosa
lunedì, 25 febbraio 2008

Pronto Intervento Aspiranti Suicidi.

La Domenica si lavora sempre di più. La gente se ne sta in casa, davanti alla televisione, va in crisi, compone il 666, la centrale chiama il sottoscritto ed io corro a fare il mio lavoro. Sapete, io lo odio questo cazzo di lavoro! Ma mi pagano bene, perché non tutti hanno lo stomaco per farlo e, dopo tutto, mi lascia molto tempo per la mia vera ed unica passione: la fotografia. Sì, ma non quelle robe moderne, digitali, a me piace vedere apparire le immagini a poco a poco, lentamente. E poi mi piace appenderle ad asciugare: è sempre una sorpresa costatare come l’occhio della macchina veda in modo diverso da quello umano. È per questo che mi piace fotografare: mi fa sentire speciale, unico. Ma, scusate, mi sono dimenticato di dire che il mio peggior difetto è quello di divagare e di non arrivare mai alla fine di un discorso. Dicevo infatti della domenica e di come mi tocchi lavorare mentre quasi tutti riposano o si divertono. Domenica, cioè oggi. Oggi piove che Dio la manda, e solo Lui sa quanti disperati la pioggia trascinerà con sé dentro le fogne della città. Perché non c’è niente di più deprimente d’una Domenica pomeriggio con la pioggia. Tanto vale indossare l’impermeabile, lo sento, sta per squillare. La borsa di pelle con gli attrezzi è già vicino alla porta. Devo decidermi a cambiarla. Magari una ventiquattrore in alluminio, sì, il sangue viene via più facilmente, non tutte le cose moderne sono peggiori di quelle vecchie, quel che è giusto è giusto. Ho spento il gas? Sì. Uh, meglio che tiri fuori la carne per stasera, così si scongela, altrimenti il ragù non viene buono. Ecco qua, la mia mamma sì che era brava, ma io ho imparato bene e non me la cavo malaccio…driiiiinnnnn….pronto…ok, per il pagamento facciamo come al solito…sì, sì, lo faccio firmare prima…sì, prima, prima, ho capito…beh, come al solito....dai, sarà capitato un paio di volte, che differenza fa? La chiamata mi sembra già un atto di volontà abbastanza chiaro…Va bene, va bene, arrivederci….sbam! Stronzi! Sono trent’anni che faccio questo lavoro e ancora credono che non sappia distinguere uno che fa sul serio da uno che vuole solo attirare l’attenzione di qualcuno cui non frega un cazzo di lui. Bah, non c’è più rispetto per chi ha esperienza. Ma dove ho messo le chiavi della macchina? Cazzo! Devo averle dimenticate a casa del mio ultimo cliente…quello cui ho dato fuoco!
postato da: GanJo alle ore 09:24 | link | commenti
categorie: prosa
giovedì, 21 febbraio 2008

Frullati e frappè di siti web.

Ci troviamo sulla soglia di un grande sconvolgimento, di un processo di fusione tra il reale ed il virtuale che non ha precedenti nella disumana storia dell’umanità. Un ribaltamento della prospettiva che non ha eguali ed al cui confronto la conquista dello spazio sembrerà un normale gesto quotidiano, come prendere un caffè al bar e gettarselo in faccia per cercare di svegliarsi da un sonno troppo profondo.

Non è lontano il momento in cui, al posto del botulino da iniettare dentro le zampe di gallina, ci si “infillerà” un ago dentro l’iride per riempirla di cristalli liquidi, in modo che possano cambiare colore a seconda dell’umore, della stagione o dell’abito che indossiamo. Lo stesso potrebbe accadere per la pelle, sempre pronta a cangiamenti d’abbronzatura, e per i capelli, rossi per allontanare i pretendenti, arancione per le indecise e verde per chi vuole incrementare il traffico della propria casella di posta vaginale, senza preoccuparsi dello spam flagellato.

Al mattino, invece di fare la classica colazione con peperonata e cotechino, ci si connetterà a stiti web specializzati nella preparazione di frullati e frappè multimediali, cosicché si possa affrontare la giornata con la scorta necessaria d'indispensabili informazioni su traffico, vita dei vip, reality show del momento. Guai ad essere colti in fallo!

Non mancheranno gli upgrade del caso. Attuatori elettro-idraulici per arti ed organi sessuali, palmari incastonati sui dorsi delle mani, cellulari inseriti nelle cellule, hard-disk con chassis in duranio arricchito al posto della molle materia grigia, pompe peristaltiche al posto del cuore ed olio minerale al posto del sangue.

Ma anche le case subiranno incredibili mutazioni eugenetiche. Windows Vista alle finestre per paesaggi in perenne crash, frigoriferi che fanno la spesa da soli, ma a patto che la facciano a stomaco pieno per non comprare troppe porcherie compulsivamente; lavastoviglie che apparecchiano, vasche idromassaggio a micro-onde e forni a micro-onde che surfano sul web della virtualità divenuta reale, relegando la realtà del virtuale ai superstiti dello spappolamento mediatico.

postato da: GanJo alle ore 08:02 | link | commenti
categorie: riflessioni, prosa

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