E comunque non è detto che se un uomo morde un cane questa debba essere la notizia che tutti vorrebbero fosse data loro in pasto, come se i telespettatori fossero un branco, affamato, di canidi bavosi e macilenti pronti a dilaniarsi sino all'ultimo sangue. No, decisamente, il telespettatore medio è attratto anche da altre coscie.
E comunque, così, nella mia più che trentennale missione esplorativa della galassia televisiva, mi sembra che ciò che fa notizia, nel senso di quelle
nius che colpiscono l'immaginario collettivo, ferendolo, commovendolo o anche solo facendolo fermare un attimo causa sindrome del curioso che non ha un cazzo da fare, sia così schematizzabile:
1.
Tuo figlio si droga. Quando di mezzo c'è la droga, le orecchie, soprattutto genitoriali, hanno un'erezione degna del miglior Rocco Siffredi. Perché per un genitore avere un figlio che si droga è una tragedia immane, un'onta indelebile che rende manifesta l'incapacità educativa del prolificatore; ed anche un concreto pericolo per le sue tasche. Un figlio drogato è peggio di un figlio serial killer piduista stupratore tesserato prima con Forza Italia ed adesso col PdL. Perché un figlio serial killer piduista stupratore tesserato prima con Forza Italia ed adesso col PdL lo difendi a spada tratta, ma un figlio che si fa le spade come fai a difenderlo a spada tratta? Ma, scherzi a parte, la droga è davvero uno spauracchio. Forse perché la maggior parte delle persone non sa nemmeno come sia fatta e ne ha sempre e solo sentito parlare ora come una cosa che toglie inibizioni e paure, ora come una cosa bruttissima che ti distrugge l'esistenza, quindi, nell'uno e nell'altro caso, ne ha paura; forse perché un giusto pregiudizio reverenziale è stato amplificato dallo stato che vende alcol e sigarette; forse anche perché se sei ad un rave party e fai una colletta per comprare una pasticca e poi ci resti secco, non è che puoi invocare chissà quale sfiga cosmica che ha colpito te tra migliaia di giovani di brutte speranze; forse perché non ci si rende conto che esistono droghe molto più infide, come il perbenismo, l'ipocrisia e la religione cattolica, quindi si punta il dito contro il drogato che si fuma una canna per dire "io non sono come lui", non rendendosi conto che si è molto, ma molto peggio.
2.
Stranieri in terra straniera. Precipita aereo con quattrocento persone a bordo, più un numero imprecisato di portoghesi legati alla carlinga, ma, per fortuna, nessun italiano tra le vittime. Eh, già, perché esiste una nemmeno troppo occulta classifica che stabilisce il valore dei morti, dei deceduti e degli ammazzati in base alla nazionalità. Adesso, io stesso quando vedo un'auto con a bordo quattro facce poco rassicuranti, che mi sembrano non italiane, aggirarsi per le strade dando l'idea d'essere alla ricerca di non sa cosa, sono colto da un sentimento di disgusto e di ripugnanza. Questo è normale. La paura per il diverso ha un fondamento evolutivo che discende dall'istinto di sopravvivenza e che è quello stesso sentimento che faceva scappare i nostri progenitori dalle tigri dai denti a sciabola. Ma un conto è avere consapevolezza di quest'instinto, altra cosa è strumentalizzare notizie unidirezionali per accrescere la xenofobia congenita ed usare quindi un consenso popolare creato ad hoc per fini politici.
3.
Crash test dummies. L'incidente automobilistico ha sempre il suo fascino. Non c'è niente da fare. Osservare la gente incastrata nelle lamiere, vedere la materia biologica di cui siamo costituiti confondersi con quella inorganica dei nostri amati/odiati mezzi di locomozione ha un che di esoterico a cui difficilmente una mente curiosa può sottrarsi. Ok, tutto ciò ha anche una connotazione sicuramente morbosa, ma rallentare sulla corsia opposta per ammirare un groviglio di automobili è come osservare uno squarcio di futuro, uno scenario in cui anche noi un giorno potremmo essere attori o scomparse. D'altra parte, non c'è da stupirsi se ciò accade. Siamo un popolo cresciuto con la storiella di un Dio torturato tra indicibili sofferenze, quindi è logico che in molti abbiano il desiderio di vedere quanto un comune mortale possa assomigliare alla divinità. Ma è un pensiero che dura poco. Perché poi si accelera e ci si lascia tutto alle spalle, illudendosi che a noi non capiterà mai, schiacciando a fondo sul pedale del gas esilarante.
4.
Tempus fugit. Il sole stilizzato. La nuvoletta nera coi lampi appesi come bargigli di uno strano mollusco. Le cozze scelte come meteorine per rendere meno noiosa la previsione per località di cui non ci frega un cazzo. In una società resa meteoropatica dall'idea che solo in vacanza è vera vita, mentre tutto il resto è tempo sprecato, le previsioni del tempo rappresentano un momento interlocutorio, in cui non si è né morti né vivi: semplicemente, si attende, si spera, magari ci si arrabbia un pochino per la gita fuori porta da rimandare a data da cestinarsi. Come tutta la nostra vita trascorsa davanti alla televisione, mentre dietro c'è chissà quale baldoria riparia.
5. Tutto il resto è riempitivo. La politica, le notizie utili, la cronaca rosa, nera, lo sport, lo spettacolo e le notizie scientifiche sono imbottitura. Sono notizie che vengono date perché bisogna darle, ma il telespettatore ne farebbe volentieri a meno. Sì, ok, qualcuno che sembra realmente interessato a sapere com'è finita l'amichevole estiva con la Conglomeratese c'è, ed anche più di una persona che ascolta apparentemente attento il resoconto dei lavori parlamentari, ma è più un voler fingersi impegnati che una vera ed incondizionata partecipazione. No, le notizie che ci destano dal nostro eterno riposo sono quelli di cui sopra. Quelle che in qualche modo ci ricordano come un tempo fossimo esseri viventi e non dei gerundi dediti alla programmazione di quei videogiochi che sono le nostre compilate vite.