Mentre ero in strane faccende stranamente affaccendato, si è formata nella mia mente una domanda: una mente semplice tende a semplificare una realtà complessa o una mente complessa tende a complicare una realtà semplice? Forse per risolvere il dilemma può aiutare sapere che le faccende in cui ero affaccendato erano le tende e la loro giustapposizione post-detersione in elettrodomestico dotato di centrifuga e cestello dosatore per detersivi ed ammorbidenti, nonché di una simpatica manopola per la selezione di vari programmi e cicli combinati, tra i quali non posso proprio fare a meno di citare i colorati, i delicati, i chiari, gli scuri, i mezzi toni e le scale di grigi che, per evitare spiacevoli equivoci, ci tengo a precisare, non sono delle piramidi d'alieni acrobatici, né una variante minimalista dell'esistenzialismo berlinese degli anni venti.
E non vorrei nemmeno per un attimo dubitare del fatto che anche il manicheismo ha un suo motivo d'esistere. Infatti, una visione della realtà che distingue nettamente il bianco dal nero è senz'altro utile quando nel cestello della biancheria troviamo indumenti bianchi ed indumenti neri (le mutande, magari, no, visto che il nero smagra...cosa che mia moglie ha verificato di persona...nel senso che da quando si è messa con quell'africano che non parla bene l'italiano ma si fa capire bene quando vuole è dimagrita tantissimo...fanno delle lunghe passeggiate, dice).
Insomma, avere una mente semplice, manichea, di manica larga con se stessa, potrebbe, in alcuni casi, essere vantaggioso. Per esempio, se mi ritrovassi di fronte un africano dotato di lancia e con un enorme anello al naso, dall'aspetto piuttosto incazzato e/o non amichevole, potrei di certo tentare di instaurare una conversazione, un dialogo, parlargli dell'esistenzialismo berlinese degli anni venti, ma forse la soluzione migliore sarebbe quella di darsela a gambe levate e di non fare tanto il comunista schizzinoso, duro e puro, nel caso trovassi lì poco lontano una Ferrari 612 Scaglietti con lo sportello aperto, il motore acceso e gli interni in pelle beige. Insomma, anche se preferirei il velluto nero, forse potrei chiudere un occhio, non credete?
Ed è un po' la logica sbrigativa alla Indiana Jones, nel celebre duello con l'indiano munito di spada che fa roteare in segno di sfida al noto archeologo. Ricordate? Indiana guarda con sufficienza quell'esibizione e poi, annoiato, gli spara. Bravo! Devo ammettere che ho riso assistendo alla scena, anche se, pensandoci, esprime qualcosa d'ontologicamente atroce: quando due uomini s'incontrano, uno con una pistola ed uno con una spada, quello con la spada è meglio che si faccia in vena.
Mah. Cosa volevo scrivere? Boh. Ah, sì. Le menti semplici semplificano, sicuro. Il che, come visto, non è detto che sia un male. Ma le menti complesse non complicano. Semmai possono perdersi in una marea di dettagli, tuttavia la realtà ha sempre un grado d'imponderabilità più elevato di qualsiasi mente, quindi è un problema di proporzioni. Considerando la mente come un filtro (lo è), maglie larghe permettono il vaglio dei corpuscoli più grossi e grezzi di realtà, mentre maglie più fitte catturano anche quelli più piccoli e spesso insignificanti, ma sicuramente anche molto preziosi, lasciando comunque transitare una buona parte della rena che attraversa in ogni istante il nostro corpo spiaggiato.