Quanto ce piace de chiacchierà. Così faceva una pubblicità ormai sepolta nella preistoria dell'altro ieri. Chi era che pronunciava la frase? Sabrina Ferilli o Poppea? Boh, non credo faccia molta differenza, giacché il tempo, si sa, appiattisce le maggiorate.
Fatto sta che a voi italiani piace un sacco il cellulare. Ve ne siete innamorati a prima vista ed adesso veleggiate in perfetta solitudine in cima alla classifica mondiale della concentrazione di apparecchi telefonici portatili per abitante. Colgo quindi l'occasione delle ormai decidue elezioni, le prime in cui è vietato infrattarsi all'interno delle cabine per fotografarsi il pene mentre si verga un grosso fallo sulla scheda (vi lascio immaginare quale genere d'abilità sia necessaria), per sciorinare la mia personalissima visione di quel bestiario metropolitano che è l'italiano/a dotato/a di cellulare.
Il rappresentante in giacca, cravatta ed auricolare. Lo riconosci immediatamente dall'orecchio arrossato e deforme, tipo Ferengi eccitato, e dal passo cadenzato, quasi canzonatorio, nonché dal tono impostato su "ti sto leccando il culo, perché sei un mio cliente, e godo incredibilmente nel farlo, perché sono il più bravo, il migliore, il più grosso figlio di puttana pronto a fottere chiunque pensi anche solo per un istante di fottermi". Tiene il cellulare nel taschino della camicia (o nella tasca interna della giacca) e difficilmente lo vedrete prenderlo in mano, né digitare sms. Gli sms sono per gli sfigati ed il rappresentante, che non è stupido, si è naturalmente dotato di tariffa supervantaggiosa che gli permette di telefonare anche quando è seduto a tavola e vuole farsi passare il sale. Anche al ristorante, il rappresentante non ordina al cameriere. Si fa dare il numero e chiede anche d'abbassare il tono della voce, perché altrimenti l'altoparlante, per l'esigua distanza, fischia. Ma la sciagura più assurda è quella che tocca alla compagna del rappresentante che deve sorbirsi le sue conversazioni anche durante la notte. Perché il rappresentante non dorme mai e soprattutto non smette mai di parlare al cellulare. Inutile dire che quando uno di questi soggetti finisce, per disgrazia, in una zona dove non c'è campo, perisce all'istante e di lui non resta che un mucchietto di polvere grigia sormontato da un auricolare blutooth.
La ragazzina gne-gne. A tutti gli effetti è colei che sta contribuendo all'analfabetizzazione del popolo italiano. Infatti, come portatrice insana di tutte le abbreviazioni e storpiature che hanno preso vita negli sms ed adesso appestano qualsiasi cosa che preveda l'uso della parola scritta, la ragazzina gne-gne rappresenta una vera e propria piaga sociale. Scrive, come minimo, cento sms/die, e gode incredibilmente nell'umiliare i vecchi bacucchi che hanno la sfortuna di trovarvisi di fronte in qualsivoglia luogo pubblico. Infatti, tale bubbone glitterato, apparentemente innocuo, appena individua un comune fruitore di cellulare, uno che impiega almeno una decina di minuti per scrivere un sms, estrae il cellulare ed inizia a comporre endecasillabi ad una velocità tale che il telefono inizia a gemere come un gatto in calore, senza nemmeno guardare la tastiera, anzi, osservando, con aria supponente ed un po' annoiata, la vittima prescelta.
Il pistolero. Devo ammettere, con un po' di nostalgia, che è un personaggio quasi scomparso, ma che una volta s'avvistava frequentemente in Veneto e nel meridione. Infatti, quando i cellulari non si trovavano ancora come sorpresa nei sacchetti di patatine o negli ovetti Kinder, il pistolero era quello che ne portava due appesi alla cintura, come se fossero due revolver. Enormi e pesantissimi, erano una vera e propria ostentazione di benessere. Significavano: "Sì, ok, io sarò anche un burino ignorante sottoscolarizzato, però intanto c'ho due cellulari e le fighe mi sbavano dietro, pirla!". Assolutamente da non contraddire, soprattutto se di stazza superiore al quintale.
Il luddista. Ha acquistato il suo primo cellulare solo quando ha dovuto fare di necessità virtù, cioè quando, mollato dalla morosa perché non ne possedeva uno e si ostinava ad usare gli ormai scomparsi telefoni a gettoni - e solo per questioni di vita o di morte! - ha cercato di rimediare con un Motorola Dyna Tac dal peso di un chilogrammo (batteria esclusa). Inutile sottolineare come questo disperato e svogliato tentativo d'ammodernarsi risulti del tutto vano. In seguito alla delusione, il luddista abbandona solitamente la propria blanda vita sociale per ritirarsi in una comunità Amish dove si dedicherà all'allevamento di segnali di fumo ed al babysitteraggio dei piccioni viaggiatori per mezzo di un deltaplano a pedali.
L'ostinato. E' stato uno dei primi ad avere il cellulare, nei primi anni '90. Comprato controvoglia solo per far contenti i genitori apprensivi, lo ha sempre usato con parsimonia e sufficienza, ma con il rispetto che meritano le cose costose. Perché l'ostinato è fondamentalmente un taccagno professionista. Se il cellulare funziona ancora, non è necessario cambiarlo. Questo strano essere (spesso è un contadino single) è il più temuto dai rivenditori di cellulari, in quanto vi si reca solo per acquistare introvabili pezzi di ricambio, insultando chiunque abbia l'intenzione di farsi un cellulare leggero e superaccessoriato. L'ostinato si differenzia quindi dal luddista per il carattere piuttosto irsuto e l'aspetto generale fastidiosamente sfasato di dieci anni nel passato.
L'entusiasta. In assoluto, il male fatto a persona. Possiede sempre l'ultimo modello, ma si porta appresso l'intera collezione di apparecchi telefonici portatili. Tecnomane compulsivo, non sa parlare d'altro che di prestazioni hardware e software. Da evitare come la peste.
Il normale. L'ultimo esemplare si è estinto nel 2001, quando gli clonarono la SIM ed ebbe un attacco di cuore. Ironia della sorte, un'equipe di cinesi starebbe tentando di clonarlo geneticamente per poi venderne copie perfette ai paesi occidentali che ne hanno estrema necessità.