sabato, 27 settembre 2008

La poesia della decomposizione. Ferm'immagine.

postato da: GanJo alle ore 19:45 | link | commenti (2)
categorie: poesia
sabato, 20 settembre 2008

Metempsicosi onicologica.

Che chi dice che il dolore fa maturare. Soffrire aiuterebbe quindi ad avere una visione della realtà meno infantile. Perché? In seguito a quale processo dovrebbe avvenire ciò?

Vediamo. Un bambino che riceve uno schiaffo si mette a piangere e soffre, perché non comprende il motivo di quel gesto. Lui credeva che dipingere le pareti di casa con dei simpatici pennarelli indelebili fosse la cosa più spassosa del mondo. Ma il genitore la pensa diversamente, perché nella sua concezione di casa sono previste pareti linde che comunichino ordine, pulizia, quindi anche rigore mentale da parte del proprietario, ergo rispetto da parte della società. Di conseguenza, la libertaria visione del bambino verrà corretta a suon di manrovesci. Ma la sua sarà maturità o sarà semplicemente un'adeguarsi ad un'idea preesistente?

Altro esempio. Le pene d'amore. Tu ti innamori, lei ti dice di no, con la variante assai più dolorosa dell'illusione che ti tiene sulle spine, in un limbo fachirico nel quale non trovi conforto dall'essere uno dei tanti dai quali lei sugge autostima a spese della tua. Soffri come un cane ed alla fine ti rendi conto che di questo dolore solo tu sei responsabile, solo tu le stai permettendo di usarti. Quindi, ad un certo punto, ti costruisci una corazza dentro cui chiudi a chiave anche il tuo cuore, dietro una porta blindata a tripla mandata. Ma questa è maturità o è solo paura di soffrire nuovamente?

Credo che la risposta ci venga dalle unghie ed in particolare da quelle che hanno la brutta tendenza a reincarnarsi, cioè, in pratica, dalla metempsicosi onicologica. Ora, è chiaro che un'unghia incarnita provoca dolore, quindi fa maturare in noi la convinzione che la si debba liberare dalla prigione della carne. Ma questa poi se la riprende, la ingloba nuovamente, forse perché è la stessa unghia a volerlo, ciclicamente. La soluzione, quindi, qual è? Arrendersi a questo fenomeno? Estirpare il problema alla radice togliendo completamente le unghie o peggio amputandosi i piedi? Sarebbe come rinunciare all'amore o a dipingere le pareti di casa. Io credo invece che si debba avere anche il coraggio di soffrire, nella consapevolezza che da ogni situazione si può ricavare un insegnamento, ma accettando anche il fatto che il fato ci può essere avverso per ragioni che non sono spiegabili. Ecco, si deve amare anche il più tragico dei destini, questa è la maturità che non è rassegnazione. Non è apatia, atarassia, bensì contemplazione puntualmente partecipativa.

Mi spiego meglio, perché così sono troppo accartocciato.

Contemplazione: un incessante e consapevole sguardo sulla realtà fatto di distacco e di stupore.

Puntualmente: in senso spazio temporale; si deve vivere il presente ed evitare quindi di perdersi nella rimuginazione del passato o nella fantasticazione del futuro.

Partecipativa: la via migliore per non soffrire sembrerebbe quella che ognuno si facesse i cazzi propri. In realtà, molto meglio sarebbe partecipare a quelli degli altri senza la necessità di dimostrare d'averlo più lungo, più bello e, soprattutto, senza metterlo nell'ano di nessuno che non ne abbia fatto esplicita e non fraintendibile richiesta.

Naturalmente, facile a scriversi, ma non a farsi. Resta il fatto che le unghie, soprattutto quelle lunghe, la sanno lunga.
postato da: GanJo alle ore 12:00 | link | commenti (10)
categorie: riflessioni, deliri
martedì, 09 settembre 2008

Mente frisca.

Mentre ero in strane faccende stranamente affaccendato, si è formata nella mia mente una domanda: una mente semplice tende a semplificare una realtà complessa o una mente complessa tende a complicare una realtà semplice? Forse per risolvere il dilemma può aiutare sapere che le faccende in cui ero affaccendato erano le tende e la loro giustapposizione post-detersione in elettrodomestico dotato di centrifuga e cestello dosatore per detersivi ed ammorbidenti, nonché di una simpatica manopola per la selezione di vari programmi e cicli combinati, tra i quali non posso proprio fare a meno di citare i colorati, i delicati, i chiari, gli scuri, i mezzi toni e le scale di grigi che, per evitare spiacevoli equivoci, ci tengo a precisare, non sono delle piramidi d'alieni acrobatici, né una variante minimalista dell'esistenzialismo berlinese degli anni venti.

E non vorrei nemmeno per un attimo dubitare del fatto che anche il manicheismo ha un suo motivo d'esistere. Infatti, una visione della realtà che distingue nettamente il bianco dal nero è senz'altro utile quando nel cestello della biancheria troviamo indumenti bianchi ed indumenti neri (le mutande, magari, no, visto che il nero smagra...cosa che mia moglie ha verificato di persona...nel senso che da quando si è messa con quell'africano che non parla bene l'italiano ma si fa capire bene quando vuole è dimagrita tantissimo...fanno delle lunghe passeggiate, dice).

Insomma, avere una mente semplice, manichea, di manica larga con se stessa, potrebbe, in alcuni casi, essere vantaggioso. Per esempio, se mi ritrovassi di fronte un africano dotato di lancia e con un enorme anello al naso, dall'aspetto piuttosto incazzato e/o non amichevole, potrei di certo tentare di instaurare una conversazione, un dialogo, parlargli dell'esistenzialismo berlinese degli anni venti, ma forse la soluzione migliore sarebbe quella di darsela a gambe levate e di non fare tanto il comunista schizzinoso, duro e puro, nel caso trovassi lì poco lontano una Ferrari 612 Scaglietti con lo sportello aperto, il motore acceso e gli interni in pelle beige. Insomma, anche se preferirei il velluto nero, forse potrei chiudere un occhio, non credete?

Ed è un po' la logica sbrigativa alla Indiana Jones, nel celebre duello con l'indiano munito di spada che fa roteare in segno di sfida al noto archeologo. Ricordate? Indiana guarda con sufficienza quell'esibizione e poi, annoiato, gli spara. Bravo! Devo ammettere che ho riso assistendo alla scena, anche se, pensandoci, esprime qualcosa d'ontologicamente atroce: quando due uomini s'incontrano, uno con una pistola ed uno con una spada, quello con la spada è meglio che si faccia in vena.

Mah. Cosa volevo scrivere? Boh. Ah, sì. Le menti semplici semplificano, sicuro. Il che, come visto, non è detto che sia un male. Ma le menti complesse non complicano. Semmai possono perdersi in una marea di dettagli, tuttavia la realtà ha sempre un grado d'imponderabilità più elevato di qualsiasi mente, quindi è un problema di proporzioni. Considerando la mente come un filtro (lo è), maglie larghe permettono il vaglio dei corpuscoli più grossi e grezzi di realtà, mentre maglie più fitte catturano anche quelli più piccoli e spesso insignificanti, ma sicuramente anche molto preziosi, lasciando comunque transitare una buona parte della rena che attraversa in ogni istante il nostro corpo spiaggiato.
postato da: GanJo alle ore 08:44 | link | commenti (10)
categorie: riflessioni, deliri

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