...e le femmine la vagina. E fin qui, ci siamo, anche se ci sono dei casi incerti che, per comodità, sempre che non vi dispiaccia troppo, scarterei senza chiedermi chi li abbia incartati con una delle peggiori mani che la storia del poker ricordi.
Tralascerei anche ogni sofisma sulla necessità imprescindibile che, prima o poi, ogni uomo avverte ed estrinseca in sfrontate uscite di cordelle metriche con cui verificare la lunghezza del proprio arnese da falegname, ed anche su come troppo spesso quest'operazione rappresenti una vera e propria tragedia con ripercussioni intra e sovra nazionali (vedi guerra in Iraq). La letteratura è piena d'aneddotica varia ed eventuale; ed anche i manuali d'ontologia ne hanno le pagine piene, così intrise da risultare insfogliabili.
Quindi, cosa resta? Ma, naturalmente lei: sua vacuità la Vagina!
Adesso, che mi crediate o no, io sono un uomo, quindi parlo della vagina da profano con una sana e istintuale tendenza alla profanazione di questo fantomatico ed ancestrale luogo sacro, confinante, non a caso, con un altro luogo di culto sul quale mi sono già abbondantemente testé masturbato, cioè sua rotondità il Culo, detentore del mitico scettro osseo con cui termina la colonna vertebrale, fulgida ed esemplare metafora di come in natura ogni cosa tende a richiudersi in cerchi e spirali autoreferenziali.
La Vagina, quindi, come concretizzazione del nulla, reca con sé tutta una serie d'implicazioni psicologiche ed ontologiche non trascurabili. Infatti, attorno a questo niente tendono ad accumularsi, per affinità, tutta una serie d'inutili, se non addirittura dannosi, orpelli, primi fra tutti, i gioielli. Sì, amici miei carissimi. Perché i gioielli hanno un brutto e congenito difetto: costano assai e, tragedia delle tragedie, quelli falsi sono annusati dalle femmine anche ad anni luce di distanza ed immediatamente disintegrati coi potenti raggi laser generati dai loro bulbi oculari, ragione per cui vi sconsiglio caldissimamente anche solo di pensare di regalare bigiotteria ad una di esse.
Seguono a ruota: le scarpe. Ogni donna ne va pazza, per motivi che, sinceramente, mi sfuggono. Sarà che il sandalo tacco dodici slancia, sarà che poi non riescono ad affrontare un vialetto con un po' di ghiaia e ci maledicono in austro-ungarico antico per non averle preventivamente ed inopportunamente avvertite, sarà che poi, anche se il loro piedino odora di caciotta paleolitica, dovete comunque gradire che ve li sbattano in faccia mentre cercate di guardare la partita stesi sul divano, ma, insomma, le scarpe, soprattutto se costose e scomode, esercitano un grosso ascendente su portafogli, carte di credito e bancomat, facciamocene una ragione.
Infine, tra gli orpelli, non posso non citare le unghie frenchmanicurate, vero e proprio inno al masochismo; il rito della parrucchiera, cerimonia settimanale durante la quale la donna affina la propria stregoneria e s'alimenta col proprio nettare preferito, il gossip spinto, senza dimenticare i trucchi e le conseguenti, interminabili sessioni di restauro, purtroppo non patrocinabili dal Ministero dei Beni Culturali, né da fondazioni benefiche, anche se l'aggettivo, lo so, lascerebbe ad intendere l'esatto contrario.
Quindi, la domanda è: cosa significa possedere una vagina, oggi? Cioè, né ieri, né domani, ma esattamente in questo momento. Così, con un immane sforzo d'immaginazione e d'immedesimazione, se all'improvviso mi ritrovassi con una vagina tra le gambe, mi sentirei come privato di qualcosa di fondamentale alla mia esistenza, con un mortificante senso d'impotenza e di vertigine, in un nichilismo cosmico che forse mi annienterebbe in un fugace lampo di luce.
Ma penso anche che, se riuscissi a superare questo trauma, questa singolarità fisica, forse potrei sbucare dall'altra parte del tunnel quantistico, mutandomi in donna a tutti gli effetti, dove avvertirei l'incredibile possibilità di fare carriera senza avere la minima qualità intellettuale o atletica. Che bello sarebbe superare gli esami della vita indossando una semplice maglietta scollata! E che sensazione sublime deve essere la capacità d'obnubilare la capacità critica di qualsivoglia dirigente con un semplice accavallamento delle gambe, ad esempio , durante un colloquio di lavoro.
Cero, forse, nel momento in cui dovessi approfondire la questione con atti concreti, forse la mia vita precedente mi creerebbe qualche imbarazzo e pure qualche conato di vomito, ma credo che lo sforzo mentale possa fermarsi molto prima, per fortuna. Concludo quindi questa serissima digressione sul sesso con una semplice constatazione: la vagina rappresenterà sempre un mistero anche per il più ostinato dei ginecologi. Perché nella vagina è solo rappresentata (solo) da quella grande ed irriducibile complessità che è la natura dell'universo e le sue compenetrazioni con la vastità del nulla che lo ha generato.