lunedì, 09 giugno 2008

Fenomenologia cellulare.

Quanto ce piace de chiacchierà. Così faceva una pubblicità ormai sepolta nella preistoria dell'altro ieri. Chi era che pronunciava la frase? Sabrina Ferilli o Poppea? Boh, non credo faccia molta differenza, giacché il tempo, si sa, appiattisce le maggiorate.

Fatto sta che a voi italiani piace un sacco il cellulare. Ve ne siete innamorati a prima vista ed adesso veleggiate in perfetta solitudine in cima alla classifica mondiale della concentrazione di apparecchi telefonici portatili per abitante. Colgo quindi l'occasione delle ormai decidue elezioni, le prime in cui è vietato infrattarsi all'interno delle cabine per fotografarsi il pene mentre si verga un grosso fallo sulla scheda (vi lascio immaginare quale genere d'abilità sia necessaria), per sciorinare la mia personalissima visione di quel bestiario metropolitano che è l'italiano/a dotato/a di cellulare.

Il rappresentante in giacca, cravatta ed auricolare. Lo riconosci immediatamente dall'orecchio arrossato e deforme, tipo Ferengi eccitato, e dal passo cadenzato, quasi canzonatorio, nonché dal tono impostato su "ti sto leccando il culo, perché sei un mio cliente, e godo incredibilmente nel farlo, perché sono il più bravo, il migliore, il più grosso figlio di puttana pronto a fottere chiunque pensi anche solo per un istante di fottermi". Tiene il cellulare nel taschino della camicia (o nella tasca interna della giacca) e difficilmente lo vedrete prenderlo in mano, né digitare sms. Gli sms sono per gli sfigati ed il rappresentante, che non è stupido, si è naturalmente dotato di tariffa supervantaggiosa che gli permette di telefonare anche quando è seduto a tavola e vuole farsi passare il sale. Anche al ristorante, il rappresentante non ordina al cameriere. Si fa dare il numero e chiede anche d'abbassare il tono della voce, perché altrimenti l'altoparlante, per l'esigua distanza, fischia. Ma la sciagura più assurda è quella che tocca alla compagna del rappresentante che deve sorbirsi le sue conversazioni anche durante la notte. Perché il rappresentante non dorme mai e soprattutto non smette mai di parlare al cellulare. Inutile dire che quando uno di questi soggetti finisce, per disgrazia, in una zona dove non c'è campo, perisce all'istante e di lui non resta che un mucchietto di polvere grigia sormontato da un auricolare blutooth.

La ragazzina gne-gne. A tutti gli effetti è colei che sta contribuendo all'analfabetizzazione del popolo italiano. Infatti, come portatrice insana di tutte le abbreviazioni e storpiature che hanno preso vita negli sms ed adesso appestano qualsiasi cosa che preveda l'uso della parola scritta, la ragazzina gne-gne rappresenta una vera e propria piaga sociale. Scrive, come minimo, cento sms/die, e gode incredibilmente nell'umiliare i vecchi bacucchi che hanno la sfortuna di trovarvisi di fronte in qualsivoglia luogo pubblico. Infatti, tale bubbone glitterato, apparentemente innocuo, appena individua un comune fruitore di cellulare, uno che impiega almeno una decina di minuti per scrivere un sms, estrae il cellulare ed inizia a comporre endecasillabi ad una velocità tale che il telefono inizia a gemere come un gatto in calore, senza nemmeno guardare la tastiera, anzi, osservando, con aria supponente ed un po' annoiata, la vittima prescelta.

Il pistolero. Devo ammettere, con un po' di nostalgia, che è un personaggio quasi scomparso, ma che una volta s'avvistava frequentemente in Veneto e nel meridione. Infatti, quando i cellulari non si trovavano ancora come sorpresa nei sacchetti di patatine o negli ovetti Kinder, il pistolero era quello che ne portava due appesi alla cintura, come se fossero due revolver. Enormi e pesantissimi, erano una vera e propria ostentazione di benessere. Significavano: "Sì, ok, io sarò anche un burino ignorante sottoscolarizzato, però intanto c'ho due cellulari e le fighe mi sbavano dietro, pirla!". Assolutamente da non contraddire, soprattutto se di stazza superiore al quintale.

Il luddista. Ha acquistato il suo primo cellulare solo quando ha dovuto fare di necessità virtù, cioè quando, mollato dalla morosa perché non ne possedeva uno e si ostinava ad usare gli ormai scomparsi telefoni a gettoni - e solo per questioni di vita o di morte! - ha cercato di rimediare con un Motorola Dyna Tac dal peso di un chilogrammo (batteria esclusa). Inutile sottolineare come questo disperato e svogliato tentativo d'ammodernarsi risulti del tutto vano. In seguito alla delusione, il luddista abbandona solitamente la propria blanda vita sociale per ritirarsi in una comunità Amish dove si dedicherà all'allevamento di segnali di fumo ed al babysitteraggio dei piccioni viaggiatori per mezzo di un deltaplano a pedali.

L'ostinato. E' stato uno dei primi ad avere il cellulare, nei primi anni '90. Comprato controvoglia solo per far contenti i genitori apprensivi, lo ha sempre usato con parsimonia e sufficienza, ma con il rispetto che meritano le cose costose. Perché l'ostinato è fondamentalmente un taccagno professionista. Se il cellulare funziona ancora, non è necessario cambiarlo. Questo strano essere (spesso è un contadino single) è il più temuto dai rivenditori di cellulari, in quanto vi si reca solo per acquistare introvabili pezzi di ricambio, insultando chiunque abbia l'intenzione di farsi un cellulare leggero e superaccessoriato. L'ostinato si differenzia quindi dal luddista per il carattere piuttosto irsuto e l'aspetto generale fastidiosamente sfasato di dieci anni nel passato.

L'entusiasta. In assoluto, il male fatto a persona. Possiede sempre l'ultimo modello, ma si porta appresso l'intera collezione di apparecchi telefonici portatili. Tecnomane compulsivo, non sa parlare d'altro che di prestazioni hardware e software. Da evitare come la peste.

Il normale. L'ultimo esemplare si è estinto nel 2001, quando gli clonarono la SIM ed ebbe un attacco di cuore. Ironia della sorte, un'equipe di cinesi starebbe tentando di clonarlo geneticamente per poi venderne copie perfette ai paesi occidentali che ne hanno estrema necessità.
postato da: GanJo alle ore 08:24 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, deliri
martedì, 03 giugno 2008

I maschi hanno il pene...

...e le femmine la vagina. E fin qui, ci siamo, anche se ci sono dei casi incerti che, per comodità, sempre che non vi dispiaccia troppo, scarterei senza chiedermi chi li abbia incartati con una delle peggiori mani che la storia del poker ricordi.

Tralascerei anche ogni sofisma sulla necessità imprescindibile che, prima o poi, ogni uomo avverte ed estrinseca in sfrontate uscite di cordelle metriche con cui verificare la lunghezza del proprio arnese da falegname, ed anche su come troppo spesso quest'operazione rappresenti una vera e propria tragedia con ripercussioni intra e sovra nazionali (vedi guerra in Iraq). La letteratura è piena d'aneddotica varia ed eventuale; ed anche i manuali d'ontologia ne hanno le pagine piene, così intrise da risultare insfogliabili.

Quindi, cosa resta? Ma, naturalmente lei: sua vacuità la Vagina!

Adesso, che mi crediate o no, io sono un uomo, quindi parlo della vagina da profano con una sana e istintuale tendenza alla profanazione di questo fantomatico ed ancestrale luogo sacro, confinante, non a caso, con un altro luogo di culto sul quale mi sono già abbondantemente testé masturbato, cioè sua rotondità il Culo, detentore del mitico scettro osseo con cui termina la colonna vertebrale, fulgida ed esemplare metafora di come in natura ogni cosa tende a richiudersi in cerchi e spirali autoreferenziali.

La Vagina, quindi, come concretizzazione del nulla, reca con sé tutta una serie d'implicazioni psicologiche ed ontologiche non trascurabili. Infatti, attorno a questo niente tendono ad accumularsi, per affinità, tutta una serie d'inutili, se non addirittura dannosi, orpelli, primi fra tutti, i gioielli. Sì, amici miei carissimi. Perché i gioielli hanno un brutto e congenito difetto: costano assai e, tragedia delle tragedie, quelli falsi sono annusati dalle femmine anche ad anni luce di distanza ed immediatamente disintegrati coi potenti raggi laser generati dai loro bulbi oculari, ragione per cui vi sconsiglio caldissimamente anche solo di pensare di regalare bigiotteria ad una di esse.

Seguono a ruota: le scarpe. Ogni donna ne va pazza, per motivi che, sinceramente, mi sfuggono. Sarà che il sandalo tacco dodici slancia, sarà che poi non riescono ad affrontare un vialetto con un po' di ghiaia e ci maledicono in austro-ungarico antico per non averle preventivamente ed inopportunamente avvertite, sarà che poi, anche se il loro piedino odora di caciotta paleolitica, dovete comunque gradire che ve li sbattano in faccia mentre cercate di guardare la partita stesi sul divano, ma, insomma, le scarpe, soprattutto se costose e scomode, esercitano un grosso ascendente su portafogli, carte di credito e bancomat, facciamocene una ragione.

Infine, tra gli orpelli, non posso non citare le unghie frenchmanicurate, vero e proprio inno al masochismo; il rito della parrucchiera, cerimonia settimanale durante la quale la donna affina la propria stregoneria e s'alimenta col proprio nettare preferito, il gossip spinto, senza dimenticare i trucchi e le conseguenti, interminabili sessioni di restauro, purtroppo non patrocinabili dal Ministero dei Beni Culturali, né da fondazioni benefiche, anche se l'aggettivo, lo so, lascerebbe ad intendere l'esatto contrario.

Quindi, la domanda è: cosa significa possedere una vagina, oggi? Cioè, né ieri, né domani, ma esattamente in questo momento. Così, con un immane sforzo d'immaginazione e d'immedesimazione, se all'improvviso mi ritrovassi con una vagina tra le gambe, mi sentirei come privato di qualcosa di fondamentale alla mia esistenza, con un mortificante senso d'impotenza e di vertigine, in un nichilismo cosmico che forse mi annienterebbe in un fugace lampo di luce.

Ma penso anche che, se riuscissi a superare questo trauma, questa singolarità fisica, forse potrei sbucare dall'altra parte del tunnel quantistico, mutandomi in donna a tutti gli effetti, dove avvertirei l'incredibile possibilità di fare carriera senza avere la minima qualità intellettuale o atletica. Che bello sarebbe superare gli esami della vita indossando una semplice maglietta scollata! E che sensazione sublime deve essere la capacità d'obnubilare la capacità critica di qualsivoglia dirigente con un semplice accavallamento delle gambe, ad esempio , durante un colloquio di lavoro.

Cero, forse, nel momento in cui dovessi approfondire la questione con atti concreti, forse la mia vita precedente mi creerebbe qualche imbarazzo e pure qualche conato di vomito, ma credo che lo sforzo mentale possa fermarsi molto prima, per fortuna. Concludo quindi questa serissima digressione sul sesso con una semplice constatazione: la vagina rappresenterà sempre un mistero anche per il più ostinato dei ginecologi. Perché nella vagina è solo rappresentata (solo) da quella grande ed irriducibile complessità che è la natura dell'universo e le sue compenetrazioni con la vastità del nulla che lo ha generato.
postato da: GanJo alle ore 12:37 | link | commenti (30)
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